martedì 9 agosto
BIRELLI LAGRENE
ANTONIO FARAO

BIRELI LAGRENE

Nato in una comunità zingara insediatasi nella regione francese dell’Alsazia, è cresciuto nella tradizione della chitarra gitana grazie al padre Fisio, chitarrista popolare nella Francia prebellica, mostrando fin da bambino un talento prodigioso. 

Ha iniziato a suonare all'età di quattro o cinque anni, e a sette anni improvvisava jazz in uno stile simile a quello di Django Reinhardt

I primi anni della sua carriera sono stati accompagnati dal suo scopritore, il bassista slovacco Jan Jankeje, la cui etichetta discografica Jazzpoint Records ne ha pubblicato anche i primi dischi. 

Nel 1980, ancora adolescente, ha registrato il suo primo album, Routes to Django: Live at the "Krokodil".

Negli anni successivi, si è esibito con Al Di MeolaPaco de LucíaJohn McLaughlinBenny CarterBenny GoodmanStéphane GrappelliLarry CoryellVic JurisPhilip CatherineStanley Clarke, la Gil Evans Orchestra, Christian EscoudéCharlie Haden e Stanley Jordan

A partire dall'album Stuttgart Aria, registrato nel 1986 con Jaco Pastorius, ha scelto di allontanarsi dall'impronta gypsy di Django Reinhardt per esplorare una musica più orientata alla fusion e al rock

Secondo la critica, tuttavia, durante questo periodo la sua musica risultava più originale, ma meno interessante, per cui in seguito ha scelto di tornare al jazz, interpretando versioni hard bop degli standard con accenni al manouche e alla fusion. 

La sua collaborazione con il chitarrista italiano Giuseppe Continenza, con il quale si è esibito in numerosi concerti e festival, fra i quali il Pescara Jazz e l'Eddie Lang Jazz Festival, ha avuto inizio nel 1998, quando i due si sono incontrati dietro le quinte di un festival e hanno iniziato a parlare dei reciproci interessi musicali. 

Nel 2018 ha pubblicato un libro sulla chitarra e sugli artisti gypsy jazz

ANTONIO FARAO

Autentica punta di diamante del panorama jazz internazionale, pianista ammirato da Herbie Hancock, ha suonato con i più prestigiosi artisti. Antonio Faraò è da mettere senza dubbio fra i musicisti europei che hanno raggiunto uno standard espressivo al livello degli americani. Il suo stile è inconfondibile : una brillantezza tecnica con un impetuosa carica emotiva, una notevole vena compositiva e un  travolgente senso ritmico.

Romano, classe ’65, è nato in una famiglia dalle radici musicali ben salde (la mamma, nota pittrice e poetessa, e il padre, batterista jazz). La carriera solistica di Antonio Faraò è ricca di successi sin dal principio. Si ricorda la vittoria, ottenuta nella categoria "Nuovi Talenti", al referendum indetto dalla rivista "Musica Jazz" (1991) e la chiamata a numerosi festival internazionali nei quali ha potuto suonare a fianco dei maggiori maestri del jazz contemporaneo.

Sarebbe troppo lungo elencare le prestigiose collaborazioni del pianista. Basti qui citare, in elenco sparso, Jack Dejohnette, Chris Potter, Franco Ambrosetti, Daniel Humair, Gary Bartz, Lee Konitz, Steve Grossman, Billy Cobham, Mike Clark, Bireli Lagrène, Dennis Chambers, Dave Liebman, Wayne Shorter, Johnny Griffin, Richard Galliano, Al Jarreau, Marcus Miller, Kurt Elling, Branford Marsalis, Charles Tolliver, Toots Thielemans, Christian Mc Bride, George Garzone...e, tra i protagonisti della musica leggera, la grande Mina.

A suggellare un percorso musicale di per sé straordinario, nel 1998 arriva il più prestigioso dei riconoscimenti: il primo premio al "Concorso Internazionale Piano Jazz Martial Solal", indetto dalla Città di Parigi ogni 10 anni. Un evento che ha lanciato Faraò ancora più intensamente nei circuiti europei della musica contemporanea, e lo ha portato ad incidere, dopo alcuni dischi prodotti in Italia, due album da leader per l'importante etichetta tedesca Enja Records: "Black Inside" nel 1998 e "Thorn", nel 2001, in cui Faraò è accompagnato da Jack DeJohnette alla batteria, Chris Potter ai saxofoni tenore e soprano e Drew Gress al contrabbasso.

Il suo album “Evan” (2012 Cristal/JandoMusic) si compone da un cast stellare di musicisti. Una scelta non casuale, sono musicisti che Antonio Faraò conosce bene da anni e con i quali ha già collaborato ed inciso. Con Ira Coleman nel 1999 registra il suo cd “Black Inside”, con Joe Lovano nel 2000 registra un album con il quintetto di Giovanni Tommaso e si esibisce al North Sea Jazz Festival in Olanda, e con Jack Dejohnette firma l’ album “Thorn” co-prodotto dallo stesso Jack. 

Nel 2017 esce il suo nuovo album Eklektik (Warner Music) con diversi featuring internazionali : Snoop Dogg, Marcus Miller, Bireli Lagrène, l’attore hollywoodiano Robert Davi e molti altri.

Nel 2015 e nel 2018 Antonio partecipa a Parigi e a St Petersburg all’ International Jazz Day evento mondiale del jazz organizzato dall’Unesco e dalle Nazioni Unite assieme a Herbie Hancock, dove si esibisce assieme a Wayne Shorter, Marcus Miller, Al Jarreau, Kurt Elling, Brandford Marsalis, Terri Lyne Carrington…

​Nel 2020 Antonio ha registrato 2 nuovi arrangiamenti in duo con la pop star internazionale Sananda Maitreya per celebrare il genio di Duke Ellington. Hanno collaborato di nuovo l'anno dopo per la canzone "Pandora's Plight" nel nuovo album di Sananda "Pandora's PlayHouse" uscito nel marzo 2021.